Progettare un edificio religioso è un affare complicato. Come abbiamo visto nella rubrica “Luce, materia spirituale”, bisogna confrontarsi con un’inevitabile contraddizione: lavorare la materia per suggerire l’immateriale. Questo compito è, nella maggior parte dei casi, affidato alla luce. Nel panorama dell’architettura cristiana contemporanea, due chiese di Le Corbusier rappresentano magnifici esempi di spazi interni informati prevalentemente dalla luce. In 𝘕𝘰𝘵𝘳𝘦-𝘋𝘢𝘮𝘦 𝘥𝘶 𝘏𝘢𝘶𝘵 a Rochamp l’aspetto esterno, materico e compatto, si perde totalmente una volta entrati: nel prospetto sud in particolare, le minime aperture esterne rivelano all’interno grandi strombature che smaterializzano il peso della profonda muratura, aprendola a un gioco di luci e variazioni cromatiche. Il pesante tetto curvo sembra invece galleggiare sopra le pareti, grazie a una sottile fessura da cui entra una luce indiretta. Nella chiesa di 𝘚𝘢𝘪𝘯𝘵-𝘗𝘪𝘦𝘳𝘳𝘦 a Firminy, invece, la luce arriva dall’alto, per un effetto simbolico e poetico, mentre una parte della copertura è perforata da piccolissime aperture che riproducono all’interno una controfacciata “stellata” con la costellazione di Orione. Se nelle chiese cristiane la divinità è evocata dal passaggio della luce, nel mondo islamico questo si traduce anche nella decorazione: motivi geometrici, come lo 𝘴𝘩𝘢𝘮𝘴𝘦𝘩, evocano il sole e la sua irradiazione, e quindi il divino. Le tassellature 𝘨𝘪𝘳𝘪𝘩, che si sviluppano a partire da un centro, si diffondono nello spazio come onde luminose riflettendo la presenza infinita e pervasiva della divinità. La combinazione tra la geometria e l’effetto della luce produce superfici diafane che tolgono consistenza ai materiali. Un esempio locale è la moschea di Roma di Portoghesi mentre, se ci spostiamo a Dubai, la moschea di 𝘔𝘰𝘩𝘢𝘮𝘦𝘥 𝘈𝘣𝘥𝘶𝘭𝘬𝘩𝘢𝘭𝘪𝘲 𝘎𝘢𝘳𝘨𝘢𝘴𝘩𝘰 di Sumaya Dabbagh presenta una versione contemporanea della smaterializzazione di pareti e coperture, ottenuta grazie a una geometria di triangoli, che genera allo stesso tempo interni luminosi e una decorazione tessile sulle pareti, grazie al gioco di luci e ombre che produce.
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